Domenica

di Ilaria Arnone

È una domenica strana, quel tipo di domenica che non vivevo da anni. Sono qui, sul mio balconcino al centro di Napoli che leggo un libro. Sta imbrunendo, fuori e dentro di me. Ricordo com’era la domenica quando vivevo ancora con i miei genitori in Calabria. Aprivo gli occhi e la sentivo, eccola: è domenica. A volte un sollievo, a volte così tranquilla da essere insopportabile.

Domani si va a scuola, domani si va all’università. Cosa è cambiato? Tutto, o quasi.

Ormai non ho più tempo per fermarmi, non ho più tempo per pensare, va tutto così di fretta che la domenica non la sento più, è un giorno come un altro. Si studia comunque, si fa comunque la spesa, si pensa alla cena e al pranzo del giorno dopo.

Cosa è cambiato? Tutto, o quasi.

Nelle giornate come queste andavamo in montagna o al mare, giornate primaverili, da picnic. In giornate come queste non avevo tempo per riflessioni del genere, mi godevo il sole sulla mia pelle, i panini con la salsiccia preparati da mia madre, le lamentele di mia sorella perché “stare in Sila non mi piace”, la primavera.

Delle volte anch’io mi lamentavo: che so, pensavo a cosa stessero facendo i miei amici, a cosa avrei fatto nelle domeniche della mia gioventù in cui avrei deciso io come trascorrerle.

Cosa è cambiato? Tutto, o quasi.

Tutto perché sento di aver perso quei momenti, quasi perché forse oggi, in una domenica di aprile, quella semplicità l’ho ritrovata, ma con occhi diversi. Oggi sento che è domenica, ma ormai si è fatto buio, e io vorrei solo tornare a casa.

 

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