Lutto nell’editoria mondiale

di Federica A. Di Nunzio

Quando è così non ci si abbandona mai

Pietra miliare del mondo dell’editoria, Samuel Irving Newhouse Jr ispira giornalisti, fotografi e guru della moda nell’espressione dei suoi ricordi e abitudini fluenti di ammirazione, dolcezza e profondo rispetto.

A meno di un anno di distanza dalla perdita di quella che potrebbe essere considerata sua figlia, Franca Sozzani, secondo la scala gerarchica, Samuel Irving Newhouse Jr. muore il 1 ottobre 2017.

Veniva soprannominato “Si”, come sigla dei suoi nomi, figlio del fondatore di Condè Nast, dal quale ha ereditato il mestiere e l’abilità nel destreggiare le redini della più grande casa editrice delle riviste americane e transoceaniche.

Appassionato e meticoloso nel suo lavoro si presentava alle 4 del mattino dietro la scrivania contando a mano le pagine pubblicitarie delle riviste, ordinatamente disposte una sopra l’altra. Amava le riviste un po’ per corredo cromosomico, un po’ perché è impossibile non rimanere affezionati alla tendenza più apprezzata degli anni 90, il piacere di toccare ciò che si legge con gli occhi e si analizza con la mente.

Ha solcato il terreno di una carriera strepitosa raggiungendo uno dei più grandi traguardi che un imprenditore di così tanta fama possa mai augurarsi: ha ottenuto piena stima dai suoi dipendenti, non passando per le loro bocche come il cliché del capo miliardario dalla vita sentimentale ridotta a brandelli; e le parole a lui dedicate dopo la sua morte ne sono piena dimostrazione.

È presto ben detto però quanto il contesto familiare gli sia stato da ausilio, ma è pur sempre stato delineatore e mentore di grandi artisti dell’industria del fashion, scoprendo talenti anagraficamente giovani, spigliati e rivoluzionari nei loro lavori.

L’intelligenza sociale non può non essere riportata nel curriculum del bravo direttore di una casa editrice. La capacità critica e analitica ben spesa nel selezionare il team che fa di una piccola una grande impresa è motore trainante dell’enorme carro culturale che già di per sé si portava dietro. La lettura, pagine e pagine di giornali, la curiosità nell’arte e i numerosi post-it appiccicati nello studio non bastano quando bisogna fare onore ad una fabbrica così dinamica ed evolvente.

Un personaggio così attrae e si lascia facilmente attrarre, non ci si abbandona mai da chi si è manifestato come un’enorme epopea d’inchiostro.

 

 

 

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