Harley Quinn is for boys, Lesbia is for men

di Raffaele Iorio

Da più di un anno ormai, in particolare dall’uscita di “Suicide Squad”, l’amore nero di Harley Quinn e Joker continua a emozionare le nuove generazioni.  Ma c’è chi da quasi 2000 anni riesce, ancora oggi, a far venire la pelle d’oca: l’odio/amore di Catullo raccontato in tre Carmi.

Alzi la mano chi, almeno una volta, non ha mai sentito parlare di Gaio Valerio Catullo.  Considerato tra i più grandi poeti della storia, Catullo fu promotore di un’aria innovatrice all’interno del mondo culturale latino. Una poesia nuova che contestava il canone della poesia epica, con una leggerezza mai banale. Proprio per quest’aria di “novità negativa”, poiché rifiutava un canone ormai consolidato, i poeti appartenenti a questa spinta innovatrice furono chiamati poetae novi. Ma questa è una storia conosciuta da molti.

Ciò che forse dai più è ignorato è che esistono diverse poesie catulliane incentrate sul concetto odi et amo. Ciò di cui si sta parlando, però, non è il semplice motivo del “servitium amoris”, ma il riconoscimento di un sentimento ben preciso: l’odi et amo appunto.

 Carme 92

Abbiamo provato a dare un nostro ordine all’interno del Liber catulliano. La scansione è data dal riconoscimento vago fino alla definizione più precisa del concetto in analisi. Si inizia dal carme 92:

“Lesbia mi parla sempre male e non smette mai di parlare

di me: che io possa andare in malora se Lesbia non mi ama.

Da quale indizio? Poiché identica è la mia situazione: impreco contro di lei

con assiduità, ma che io possa andare in malora se non la amo”.

 Carme 75

Il motivo del successo catulliano è l’immedesimazione. Ancora oggi c’è chi soffre a causa di un amore malato, spesso violento e che ti spinge a fare cose che vanno oltre ogni raziocinio. Ancora oggi c’è chi si lancia sul letto di spalle e a braccia aperte piange per l’ennesimo allontanamento: il cuore invecchia già da quando si è giovani.

“Così per colpa tua, Lesbia,

mi è perso il mio cuore

e così si è consumato nella sua fedeltà,

che ormai non potrebbe né volerti bene

anche se fossi migliore,

né cessare d’amarti,

anche ogni cosa tu faccia”.

 Carme 85

Il cuore invecchia fino a capire definitivamente il perché, è solo quando Catullo ne è pienamente consapevole che assistiamo alla più grande magia conosciuta dall’uomo: l’incanto poetico.

“Odio e amo. Forse ti chiedi come io faccia.

Non lo so, ma sento che accade e mi tormento”.

Parole man mano più asciutte, parole che sono durate nei secoli. Tra le parole degli artisti riconosciamo le nostre vite. Tra le parole ricordiamo tutte le volte in cui abbiamo sofferto, e ciò ci fa venire la pelle d’oca.

Se anche tu hai vissuto un amore sofferto il consiglio è di rileggere una di queste poesie, lasciarsi abbandonare a braccia aperte sul letto ed essere tristi. La tristezza è un sentimento che va accettato al pari della gioia.

E non preoccupatevi. Tanto quasi tutto può risolversi.

 

 

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