Alla riscoperta dei tesori nascosti e dimenticati: la Napoli che non vedi

di Anna Russo

Esattamente nel cuore della città di Napoli, nel meraviglioso centro storico in cui si alternano sacro e profano, dove la ricchezza dei turisti spesso cozza con la realtà sociale, abbiamo riscoperto un antico tesoro: la prestigiosa Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, riaperta al pubblico dopo una chiusura durata decenni.

È interessante notare come la Basilica, una costruzione in stile barocco edificata tra 1653 e 1678 ad opera di Cosimo Fanzago sia in realtà poggiata su una costruzione paleocristiana del IV secolo a sua volta fondata su una struttura di epoca romana.

La chiesa fu la prima della città ad essere dedicata alla Vergine e, come tradizione popolare vuole, si dice che al suo interno custodisca una pietra sacra che se baciata procurerebbe l’indulgenza, da qui la titolazione “alla Pietrasanta”.

La Basilica però non ha avuto vita facile: nel 1803 è stata adibita a caserma dei pompieri e durante la seconda guerra mondiale ha subito vari bombardamenti; si può però ben dire che oggi riviva in tutto il suo splendore, specialmente in seguito alla recentissima mostra a cura di Vittorio Sgarbi.

Lo scopo del noto curatore è stato quello di diffondere la conoscenza di capolavori nascosti ai più. Le opere esposte provenivano infatti da fondazioni bancarie, istituzioni e collezionisti privati, ragion per cui non sono visitabili nei musei, precludendone così la fruizione al pubblico. È stata proprio questa “vita segreta” a dar nome alla fortunata mostra intitolata I Tesori nascosti. Tino di Camaino, Caravaggio, Gemito e non poteva essere più appropriato il sito scelto per tale esposizione, che ha riguardato una selezione di oltre cento opere, tra dipinti e sculture, di circa 100 artisti e che ha abbracciato un arco temporale di oltre sette secoli, dall’ottavo sino al ventesimo.

Grande presenza sulla scena è stata quella di un capolavoro, sconosciuto ai più, del nostro Michelangelo Merisi, da tutti noto come Caravaggio: la Maddalena addolorata, una figura di donna composta, ricurva su se stessa, abbandonata al dolore per la morte della Vergine, altra tela ben più grande e nota conservata al Louvre.

Possiamo affermare che la mostra abbia compiuto la sua missione coniugando antico e presente, permettendo di poter apprezzare nuovamente lo splendore di uno stupefacente edificio che racchiude in sé secoli e secoli di storia, ma anche mostrando una notevole attenzione nell’agevolarne l’accesso ai giovani – è stato infatti possibile scaricare un’app gratuita che offriva una guida dettagliata delle opere con commento di Vittorio Sgarbi. Ha riempito il cuore ascoltare la testimonianza di giovani che abitano a pochi passi dalla Basilica e poter leggere nei loro occhi lo stupore e la meraviglia nell’ammirare una costruzione che fino a poco fa costituiva per loro un semplice rudere.

Questa è la nostra città, questa è Napoli, una fonte inestimabile di tesori nascosti e troppo spesso dimenticati. A noi il compito di riscoprirli e riqualificarli.

 

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