Domani è la volta buona

di Alessia Miranda

Tutto è improvvisamente fermo intorno a noi.

Tutto è fermo intorno a me che parlo con te su Skype da più di un’ora e l’unica cosa che vorrei è poterlo fare ancora all’infinito.

So che non ami molto quando ti ripeto sempre che mi manchi, ma tu sei dall’altra parte dello schermo in questo momento e so anche che non me ne vorrai se, quello che sento, prendo la briga di scrivertelo su una pagina di diario.

Come l’ho scritto già tacitamente altre mille volte, ogni volta che parlo con te.

Forse un giorno troverò il coraggio di lasciarti tutti quei “mi manchi” sotto il cuscino o nella tasca del giubbino quando sei distratto, ma fino ad allora preferisco dirtelo con gli occhi, perché so che tu sai leggerli anche meglio di me.

Ora sei lontano, anche se non molto.

Ma non importa dove tu sia, in qualunque posto ti troverai, sarà sempre lontano, se non posso abbracciarti.

So che non ami anche che ti si dica questo.

Ed è per lo stesso motivo che scelgo di scrivertelo, insieme alla tua mancanza. La verità è che puoi stare via tutto il tempo che serve, è quando ritorni da me che vale davvero tutta l’attesa.

Io ti aspetterò sempre.

Sei tornato da meno di una settimana dal tuo ultimo impegno di lavoro e già sei pronto a svuotare una valigia per riempirne un’altra, stavolta per venire con me, anche se per un semplice fine settimana.

Te l’ho chiesto quasi per scherzo, ma tu quasi allo stesso modo mi hai dato il tuo consenso e soltanto quando mi hai detto: «sul serio, voglio stare con te, va bene qualsiasi posto tu voglia» ho iniziato a crederci davvero.

Domani partiremo insieme e ora, mentre parliamo per accordarci sugli ultimi dettagli, non posso fare a meno di immaginarmi già lì, all’aeroporto ad aspettarti, mentre ti vedo percorrere la pedana di sbarco guardandomi sorridente.

E io già mi perdo.

Mi perdo in quel momento.

In quel sorriso che farai, in quello che farò.

Mi perdo tra i pensieri del tuo arrivo.

E mi ritroverò soltanto quando mi stringerai forte a te.

Domani devi partire presto e non voglio tenerti sveglio tutta la notte.

A malincuore ti lascio andare, promettendoti che ci racconteremo per bene tutto quello che manca da dirci non appena inizieremo questo breve lungo viaggio insieme.

Sorridi.

Il mondo si ferma di nuovo e riprende a girare non appena trovo il coraggio di riprendere fiato e dirti: «mi sei mancato» sorridendoti a mia volta.

Taci per qualche secondo, ma è quando mi rispondi: «anche tu» che inizia la vera magia dentro di me.

A me bastava avertelo detto rompendo per un po’ quella specie di taboo che avevo racchiuso dentro le pagine di un diario, e invece a rompere gli schemi sei stato tu.

Tu che con questi gesti inaspettati sei come un fiore che sboccia in un mucchio di foglie secche.

Tu che rompi gli schemi ma allo stesso tempo li riaggiusti come se facessi questo da tutta una vita.

Vorrei poter catturare quella frase come un fotogramma e incollarla nel bel mezzo di tutti quei “mi manchi” mancati che ti ho taciuto fino ad adesso.

Vorrei poterla prendere dallo schermo e chiuderla in queste pagine, così da mostrare quanto starebbero bene insieme le parole che non ci siamo mai detti così tanto spesso.

Ma a me va bene così.

Non abbiamo bisogno di convenevoli, in fondo nemmeno a me sono mai piaciuti.

Abbiamo bisogno di certezze,  di parole taciute ma urlate con gli occhi,  di sorprese sussurrate e fatte d’impulso.

Abbiamo bisogno io di te e tu di me e questo non servirà scriverlo da qualche parte per renderlo certezza.

Ti mando un bacio con la mano e sorridiamo a vicenda, complici come se non lo fossimo mai stati prima di oggi.

E insieme a questo bacio, lascio andare anche un po’ del mio coraggio, quel poco che basta per annotare furtiva la tua risposta.

Quel poco che basta da lasciartela già da domani, forse, questa lista di mancanze che ti ho taciuto.

Sì, forse domani è la volta buona.

Adesso quello che conta è che anche stasera, grazie a te, vado a dormire felice.

Felice perché grazie al tuo fiore improvviso che mi hai regalato nel bel mezzo delle foglie secche, mi sento come se rivedessi il sole dopo una lunga pioggia autunnale, come quando l’erba cresce nello spazio di una crepa sull’asfalto, come quando una bambina vede la primavera sbocciare attorno a sé per la prima volta.

Sono felice perché ora non ho più paura di quel domani che non volevo vedere senza di te.

Perché domani,

per noi,

per te,

ma soprattutto per me,

è la volta buona.

 

 

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