Pro-gredire

di Benedetta De Nicola 

Ogni anno, in vista della Pasqua, la Penisola sorrentina freme guardando ai due giorni più particolari dell’anno: giovedì e venerdì santo.

Chi ci è cresciuto lo sa, le processioni di Pasqua sono sacre. Ma non parliamo del punto di vista ecclesiastico, no, stiamo trattando altro. Fuori sede, lavoratori, amanti, artisti, chirurghi in sala operatoria, fuggono da qualsiasi cosa stiano facendo per vedere il loro paese brandire la bandiera della processione più bella. Meta, Piano, Sant’Agnello, Sorrento, Positano, Massa Lubrense: ogni paese organizza la propria processione.

VITA DA PROCESSIONE

Ci si organizza così: se sei un bambino inizi già dalle prime ore del mattino a percepire l’odore d’incenso nell’aria, fremi, non dormi, e se non dormi poi sarai stanco, quindi ti convinci che l’unica cosa buona da fare è rimanere a letto immobile, aspettando che mamma ti venga a chiamare per poi mettere la veste e uscire in processione.
Se non hai più di undici, dodici anni, la situazione cambia: esci a vedere tutte le processioni della sera, torni a casa e dormi un paio d’ore per poi camminare la notte intera.
Se sei adulto e temerario puoi scegliere di partecipare a tutte e tre le processioni; attenzione, però, solo se sei uomo, il venerdì le donne non partecipano. Infine c’è quello che quest’anno non parteciperà ma sarà spettatore delle processioni perché, si sa, chi le fa, non le vede.
Così si giunge al clou, il momento. Veste, caramelle, pipì dell’ultimo secondo, scaldi la voce se canti, indossi una maschera di serietà se “porti”.
Odi in lontananza il pubblico sussurrare, si domandano come si possa portare uno stemma così pesante, se la croce sia in polistirolo, qualcuno si chiede chi sia il proprio marito sotto a quei cappucci.

Ma le processioni non sono più solo un rituale, sono un momento di aggregazione di molti volti, stranieri o nativi, un momento in cui il tempo si ferma e non c’è religione, solo folklore, ma non per tutti. Le donne hanno accesso solo ad alcune processioni di determinati comuni, accedono ai cori e non a tutte le mansioni, non possono condurre come mastu giorgio e non possono far altro che eseguire ciò che la congregazione concede.
Per questo, ogni anno, una processione inizia e un penisolano è lì a commentare e, ogni anno, una penisolana sceglie se boicottare o meno la visione, ma poi, altruista, si dice che l’anno prossimo sarà quello in cui potrà scegliere di partecipare o meno.


II Cronache 7:14

“Se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilia, prega, cerca la mia faccia e torna indietro dalle sue vie malvagie, io ascolterò dal cielo, perdonerò il suo peccato e guarirò il suo paese.”

Portare un martirio, una croce, un lampione, termine utilizzato dal penisolano DOC, tipica domanda: – Tu canti o porti?-.

foto di Rossana Iannotta

 

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