“Guccification”

di Rossana Iannotta

Un canto tradizionale d’Oriente riecheggia nelle sette sale della Galleria Palatina di Palazzo Pitti, come una preghiera, all ’incedere fiero e allo stesso tempo etereo dei modelli della collezione Cruise 2018 di Gucci.

Si tratta senza alcun dubbio di divinità del nostro tempo, con corone d’alloro ad adornare i loro capi o portate a mano, e borse e scarpe che valgono – almeno – uno stipendio. Ad accessori e gioielli ispirati dalla mitologia greca e dalla cultura rinascimentale si affiancano, sui capi ready-to- wear, trascrizioni a lettere cubitali del nome del brand.

Il marchio è uno statement, la consacrazione moderna di cui si ha bisogno per elevarsi dai comuni mortali. Leggiamo “GUCCY”, “GUCCIFY” e “GUCCIFICATION”, neologismi coniati dagli utenti dei social sotto i post del marchio o quelli in cui esso comparisse e presi in prestito dal direttore creativo Alessandro Michele, quasi come un’ulteriore conferma del fatto che la sua estetica fuori dalle righe abbia conquistato il mondo.

Ci si trova di fronte a una bellezza anarchica, che sfida il buon gusto, si prende gioco dei suoi limiti, ma non cade mai nel volgare. Il passato e il futuro si fondono, diventando più attuali che mai.
I capi di Michele calzano a pennello tutta la sfera emozionale dell’essere umano: dalla timidezza del tulle all’aggressività delle stampe di belve feroci, passando per l’esuberanza del glitter.
Api, falene, serpenti ma anche orsi e lupi adornano i modelli che continuano a sfilare e infestano gli store di tutto il mondo e gli armadi di quasi chiunque abbia fatto shopping negli ultimi due anni.
Ma anche le iconiche tre strisce rosse e verdi e la classica stampa logata, radicate nell’immaginario collettivo come simboli distintivi del marchio, non sono da meno e vengono imitate in tutte le salse. Inoltre, la maggior parte di questi capi veste indifferentemente sia uomini che donne.

Il genderless, ovvero la parificazione della diversità, è sempre più popolare ed è parte integrante della cultura di una società sempre più emancipata.

Gucci è stato tra i brand precursori di questa “tendenza”. Al termine della sfilata il direttore creativo esce timidamente da dietro le quinte, a testa bassa: lui questo incarico neanche lo voleva.
Eppure Alessandro Michele, Lallo per gli amici, non ha “soltanto” il merito di aver salvato le sorti di una casa di moda ormai inesorabilmente in declino ma anche, e soprattutto, quello di aver creato un nuovo modo di vedere la moda che è stato spudoratamente “omaggiato” oltre che dalle principali catene della grande distribuzione – come era prevedibile – anche da numerosi altri brand di alta gamma.

Secondo il Times, l’italiano più influente al mondo è un designer.

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